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SABAUDIA Ark Quartet da Londra a Sabaudia per i Concerti dell'Estate PDF Stampa E-mail
Scritto da daniele   
Mercoledì 01 Agosto 2012 11:24
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Giovedì 2 agosto, ore 21.15, “Sognando al Chiar di Luna…”

 

SABAUDIA, 1 AGOSTO 2012 - Terzo appuntamento domani 2 agosto alle ore 21.15 presso la corte del Palazzo Comunale per l’edizione 2012 del Sabaudia Musica Festival, realizzato dal Comune di Sabaudia in collaborazione con l’Associazione Convivium Pro Musica. Di scena questa sera, dopo i successi dei primi due concerti con il Red Qurtett e il recital di Giuseppe Balassone, l’Ark Quartet da Londra con un programma dei più impegnativi e raffinati per questa formazione: Quartetto op. 64 n. 5"L'allodola” di J. Haydn, Quartetto op. 18 n.1 di L. van Beethoven e il Quartetto n. 8 op.110 D. Shostakovich.

 

L'Ark String Quartet e' formato da quattro studenti della Royal Academy of Music di Londra: Cristina Prats-Costa, Milan Berginc al violino, Marco Venturi alla viola e la pontina Elena Cappelletti al violoncello. Il quartetto si e' esibito in numerosi recitals in Inghilterra, Spagna e Italia. Studia correntemente con Jon Thorne, violista del famoso quartetto "Badke Quartet" e ha partecipato a masterclass tenute da membri del "Vanbrugh Quartet", "Escher Quartet" e "Endellion Quartet". Nel febbraio 2012 l'Ark String Quartet ha ricevuto il secondo premio nel concorso "Wolfe Wolfinsohn String Quartet" all'interno della Royal Academy of music. A giugno 2012 il quartetto ha vinto l’audizione per accedere al “chamber music master” presso la Hoschule fur musik di Hannover dove studieranno con l’insegnante Oliver Wille, violinista del Kuss Quartet.

 

Di Quartetti Haydn ne compose più di ottanta; quelli dell'op. 64 sono tra le ultime opere scritte avanti il primo viaggio a Londra. del 1790. Il quinto quartetto dell'op. 64 deve il grazioso soprannome "L'allodola" alla leggiadra figurazione con la quale il primo violino si aggiunge ai bicordi del secondo violino e della viola, imitanti le movenze tipiche dei corni ed evocanti dunque un'ambientazione pastorale ben adatta al canto della "messaggera del mattino" (così Shakespeare fa chiamare l'allodola da Romeo.

 

Ma il pittoresco, come sempre in Haydn, è qui funzionale alle ragioni prettamente musicali dello sviluppo tematico, e questo canto trillante diviene subito punto di partenza per elaborazioni motiviche che divengono le vere protagoniste di quanto segue, coinvolgendo l'ascoltatore in un avvincente racconto in cui le idee musicali sono i personaggi, e la forma-sonata, da Haydn padroneggiata con perfetto equilibrio tra appagamenti, rinvii e sorprese rispetto a quanto ci aspettiamo accada, l'intreccio. I movimenti seguenti sono anche esemplari dell'equilibrio formale ed espressivo raggiunto dal loro Autore: un Adagio cantabile di intenso lirismo, un Menuetto tipicamente haydniano nei toni di danza paesana, ma già proteso verso i beethoveniani Scherzi per l'energica accentuazione del ritmo, e un vivacissimo Finale in perpetuum mobile, bella immagine sonora dell'alacre, arguto ingegno di Franz Joseph Haydn, nonchè dura palestra di agilità individuale e perfezione dell'insieme per gli interpreti.

 

I Quartetti per archi di Beethoven sono complessivamente sedici, Secondo un criterio non solo cronologico, ma di valutazione critica, i Quartetti si possono classificare in tre gruppi distinti: i sei Quartetti dell'op. 18 (1798-1800), che risentono l'influenza del modello haydniano e mozartiano; i Quartetti del secondo periodo e della maturità, raggruppati nell'op. 59, op. 74 e nell'op. 95 (1810); e infine gli ultimi Quartetti scritti tra il 1822 e il 1826; in questi tre momenti della produzione quartettistica si riflette tutta la parabola artistica del compositore, dalla fase iniziale dell'op. 18, quando è alla ricerca di uno stile personale e si tormenta per raggiungere la più aderente espressione al proprio io interiore fino alle più ardite soluzioni armoniche e formali racchiuse nelle ultime opere cameristiche beethovernane. In più, nel Quartetto per archi, il genere che il musicista predilesse e coltivò intensamente insieme alla Sonata per pianoforte, l'artista racchiuse i suoi pensieri più intimi e riservati, così da toccare spesso la forma del soliloquio.

 

Il Quartetto in fa maggiore n. 1 dell’op.18 in programma questa sera, è improntato allo spirito settecentesco, sulla linea della tradizione di Haydn e di Mozart, pur denunciando alcuni tratti della nascente personalità beethoveniana.

 

Una robusta quadratura caratterizza il primo tema dell'Allegro con brio, incisiva cellula di sei note indicata dal violoncello, mentre il primo violino svolge un andamento ritmico in un contesto di controllata pensosità. L'ampio sviluppo si basa essenzialmente sul primo tema che alterna nelle sue divulgazioni espressive momenti di eleganza settecentesca e di brillantezza violinistica ad altri più robusti e drammatici. Il secondo movimento Adagio affettuoso ed appassionato è ispirato, secondo lo stesso Beethoven, alla scena della tomba del Romeo e Giulietta shakesperiano. L'intensità della frase, dolorosamente ripiegata nell'ambito della tonalità minore, assume una espressione carica di pathos, a cominciare dal tema iniziale svolto dal primo violino sulla pulsazione sommessa degli altri tre strumenti. La parte centrale del secondo tema presenta sfaccettature timbriche diverse: i temi si impennano talvolta in robusti crescendo, mentre il dialogo a quattro tende ad evidenziare il primo violino e il violoncello, lasciando al secondo violino e alla viola un ruolo lievemente subordinato. Segue l'Allegro molto segnato da una vivacità di stampo haydniano. Non si tratta del minuetto tradizionale e neppure dello scherzo beethoveniano in piena regola, anche se l'insistente gioco di staccato-legato denuncia, specialmente nel Trio, accenti umoristici che diverranno più marcati in certe pagine dei Quartetti futuri. L'Allegro finale presenta una notevole spigliatezza ritmica, si irrobustisce nella decisa verticalità di passaggi all'unisono e si distende tra piacevoli armonie di settecentesca eleganza.

 

L’ultimo brano in programma prevede il Quartetto No.8 in do minore, Op.110 composto da Dmitri Shostakovich nel 1960 mentre era a Dresda impegnato per le musiche di un film. La partitura porta la seguente dedica: In memoria delle vittime del fascismo e della guerra; con tutta probabilità il quartetto è però del tutto autobiografico perché in esso compare ovunque in varie permutazioni e trasposizioni il tema contenente le note re-mibemolle-do-si, che rappresentano secondo la grafia tedesca, le iniziali del compositore: D.Sch (d-es-ch, dove Sch è la traslirettazione tedesca della lettera russa iniziale del cognome di Shostakovich), citazione che compare anche nei concerti per violino e violoncello e in altre composizioni. Inoltre questo quartetto è pervaso da numerose citazioni da altre opere di Shostakovich: la prima Sinfonia, Lady Macbeth, il secondo Trio per piano e il primo Concerto per violoncello. Qualsiasi sia l’ispirazione, non si può negare che esso esprime un profondo coinvolgimento individuale e che l’intera composizione è caratterizzata da una potenza incandescente.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Agosto 2012 11:04
 
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